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Partito Socialdemocratico di Germania
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Il mwlwPartito Socialdemocratico di Germania (mwmain tedesco mwmqSozialdemokratische Partei Deutschlands, mwmgSPD) è uno dei principali mwmwpartiti politici mwnatedeschi.
L'SPD è il più antico partito politico dell'mwngEuropa continentale ancora esistentecite-ref-9[9] e anche uno tra i più vecchi e più grandi del mondo, che ha celebrato il suo 150º anniversario nel 2013. Inoltre, può essere considerato in assoluto il "modello di partito 'nuovo', cioè organizzato, classista e di massa", cui si ispirarono i maggiori partiti del mwowXX secolo.cite-ref-10[10] Al 31 dicembre 2021 l'SPD contava mwqa393 727 membricite-ref-11[11], confermandosi il partito più grande (per numero di iscritti) in mwrqGermania.
Radicato nel mondo mwrwsindacale e dei lavoratori, è considerato il partito che meglio ha incarnato nella storia l'identità mwsasocialista democratica.
Sotto la guida di mwsgGerhard Schröder (personaggio della "destra" del partito) tuttavia, l'SPD ha adottato anche alcuni principi della tradizione mwswliberal-democratica. Con il leader mwtaKurt Beck si è registrato un ritorno verso una più definita identità socialdemocratica.
A livello sovranazionale aderisce all'mwtgAlleanza Progressista, fondata dal partito stessocite-ref-12[12] dopo aver abbandonato nel 2013 l'mwuwInternazionale Socialista, accusata di ricomprendere al suo interno anche partiti coinvolti in violazioni dei mwvadiritti umani, di cui rimane tuttavia membro osservatore.cite-ref-13[13]
Il movimento giovanile dell'SPD è lo mwwgJusos.
Contents
• Profilo
• Storia
• Germania
• Note
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Profilo
L'SPD fu istituito, come partito, mwxgnel 1875 nella città tedesca di Gothacite-ref-14[14]. Dovuto al fatto che si tratta di una fusione fra due partiti precedenti (l’associazione operaia lassalliana e il partito socialdemocratico tedesco nato a Eisenach nel 1869cite-ref-15[15]) troviamo talvolta, nella letteratura, una data di fondazione differente. Karl Marx veniva considerato un maestro da entrambe le formazionicite-ref-16[16] politiche fondanti l’SPD, tuttavia criticò fortemente il programma che si diede il nuovo partito a Gotha.Tuttavia, l'SPD subì un importante cambiamento nelle politiche riflesse nelle differenze tra il Programma di Heidelberg del 1925, che "richiedeva la trasformazione del sistema capitalista di proprietà privata dei mezzi di produzione alla proprietà sociale", e al mwawprogramma di Godesberg del 1959, che mirava ad ampliare la sua base elettorale e spostare la sua posizione politica verso il centro. Dopo la seconda guerra mondiale, sotto la guida di Kurt Schumacher, l'SPD si ristabilì come partito socialista, rappresentando gli interessi della classe operaia e dei sindacati. Con il "programma Godesberg" del 1959, tuttavia, il partito si è evoluto da partito socialista della classe operaia a partito moderno mwbasocialdemocratico che operava all'interno del mwbqcapitalismo.
L'attuale piattaforma di partito dell'SPD abbraccia l'obiettivo della mwbwsocialdemocrazia, che è vista come una visione di un patto sociale in cui la libertà e la giustizia sociale sono fondamentali. Secondo la piattaforma del partito, la libertà, la giustizia e la solidarietà costituiscono la base della socialdemocrazia. L'"economia sociale di mercato coordinata" dovrebbe essere rafforzata e il suo mwcaoutput dovrebbe essere distribuito equamente. Il partito vede quel sistema economico come necessario per assicurare il "benessere" di tutta la popolazione. L'SPD cerca pertanto di proteggere i meno abbienti tramite lo mwcqstato sociale. Allo stesso tempo, è a favore di una politica fiscale sostenibile che non gravi sulle generazioni future, contrastando i mwcgdeficit di bilancio. Nella politica sociale, l'SPD rappresenta diritti civili e politici in una mwcwsocietà aperta. In politica estera, il DOCUP (Documento Unico di Programmazione del Dipartimento per le Politiche Europee) mira a garantire la pace globale bilanciando gli interessi globali con mezzi democratici. Pertanto, l'integrazione europea è una delle principali priorità del DOCUP. L'SPD supporta le normative economiche per limitare le potenziali perdite per banche e risparmiatori, sostiene una comune politica economica e finanziaria europea, cerca di impedire la formazione di mwdabolle speculative e promuove la crescita sostenibile dal punto di vista ambientale.
Fazioni interne
L'SPD è composto principalmente da membri appartenenti a una delle due ali principali: i socialdemocratici classici e i socialdemocratici della mwdwterza via politicamente vicini a Seeheimer Kreis. Mentre il più moderato Seeheimer Kreis supporta in generale i programmi di Agenda 2010 introdotti dal cancelliere Gerhard Schröder, i socialdemocratici classici continuano a difendere le politiche della sinistra classica e lo stato sociale. La sinistra classica della SPD afferma che negli ultimi anni lo stato sociale è stato ridotto attraverso programmi di riforma come l'Agenda 2010, mweaHartz IV e la più liberale posizione del DOCUP, che sono stati sostenuti dai socialdemocratici centristi. Come reazione all'Agenda 2010, nel 2005 c'è stata l'ascesa di un movimento dissidente del partito interno, che ha portato alla fondazione del nuovo partito mweqLavoro e Giustizia Sociale - L'Alternativa Elettorale (WASG, in mwegtedesco: mwewArbeit & soziale Gerechtigkeit - Die Wahlalternative). Il WASG è stato successivamente fuso nel partito mwfaLa Sinistra (in mwfqtedesco: mwfgDie Linke) nel 2007.
Storia
Sotto l'impero guglielmino
Nella iconografia della SPD vengono rappresentati i 5 padri della Socialdemocrazia Tedesca: mwggAugust Bebel, mwgwCarl Wilhelm Tölcke, mwhaKarl Marx, mwhqFerdinand Lassalle e mwhgWilhelm Liebknecht.
mwiaFerdinand Lassalle nel 1863 aveva fondato la Associazione Generale degli Operai Tedeschi (ADAV, in mwiqtedesco: mwigAllgemeiner Deutscher Arbeiterverein) per chiedere il suffragio universale diretto come premessa per ottenere le altre riforme sociali: la legislazione del lavoro e, soprattutto, la costituzione di cooperative di produzione sostenute dallo Stato. mwiwBismarck appoggiò questo programma moderato e concesse il suffragio universale nel 1866, mentre Marx accusò questa politica di costituire un "socialismo di stato"cite-ref-garzantina-17-0[17]cite-ref-18[18].
mwlqAugust Bebel e mwlgWilhelm Liebknecht avevano fondato nel 1869 il Partito Socialdemocratico Operaio di Germania (SAD, in mwlwtedesco: mwmaSozialdemokratische Arbeiterpartei Deutschlands), di ispirazione mwmqmarxistacite-ref-garzantina-17-1[17].
In occasione del Congresso di mwnwGotha (22 - 27 maggio 1875), l'Associazione Generale degli Operai Tedeschi e il Partito Socialdemocratico Operaio si unirono per costituire il mwoaPartito Socialista Operaio di Germania (SAPD, in mwoqtedesco: mwogSozialistische Arbeiterpartei Deutschlands)cite-ref-garzantina-17-2[17]. Il nuovo partito si diede un programma "minimalista", il mwpwProgramma di Gotha, giudicato da mwqaMarx troppo "lassalliano" nella mwqqmwqgCritica del programma di Gotha.
L'anno successivo Liebknecht fondò il settimanale di informazione mwramwrqVorwärts. Alle mwrgelezioni federali del 1877 il partito, presentatosi la prima volta, raccolse il 9% dei voti.
Per reazione, nel 1879 il governo di mwsaBismarck emanò le mwsqleggi antisocialiste, che misero praticamente fuori legge il Partito. La clandestinità, lungi dal distruggere la SPD, la abituò a quella disciplina che la contraddistinguerà successivamentecite-ref-garzantina-17-3[17].
Nel 1890, cadute le leggi antisocialiste, il partito venne rifondato al Congresso di mwtwErfurt: in tale occasione assunse l'attuale denominazione di SPD, e si diede un programma spiccatamente marxista, il mwuaProgramma di Erfurt, redatto dal teorico del partito mwuqKarl Kautskycite-ref-garzantina-17-4[17]. Promotori della nascita di questo partito, che si può considerare una delle più antiche organizzazioni politiche europee d'impostazione socialista agenti nell'ambito della legalità, furono anche il segretario mwvgAugust Bebel e il direttore del giornale di partito mwvwWilhelm Liebknecht.
Nello stesso 1890 vennero ricostituiti i sindacati, i "Liberi sindacati socialisti"cite-ref-garzantina-17-5[17]. La vicinanza del partito ai mwxqsindacati fece crescere il movimento fino a raggiungere la maggioranza relativa al mwxgReichstag divenendo un modello per i socialisti mwxweuropei fino allo scoppio della mwyaprima guerra mondiale.
Negli ultimi anni dell'Ottocento si definirono le correnti interne al partito. Da un lato si delineò l'ala mwygrevisionista, il cui esponente più celebre fu mwywEduard Bernstein. Costui constatava un miglioramento delle condizioni dei lavoratori e un aumento del numero di operai specializzati, fenomeni contrari a quanto pronosticato da Marx. Riteneva perciò che il capitalismo non sarebbe crollato, ma che le condizioni dei lavoratori sarebbero migliorate all'interno di tale sistema, per effetto di un'attività politica e sindacale riformistacite-ref-garzantina-17-6[17].
A sinistra si delineò invece l'ala radicale e rivoluzionaria di mw0qRosa Luxemburg, mw0gGeorg Ledebourcite-ref-garzantina-17-7[17], mw1wLeo Jogiches, Julian Marchlewski, i quali ritenevano inevitabile la rivoluzione per abbattere il capitalismo. L'ideologo del centro, infine, era Kautsky, il quale sosteneva che il capitalismo era in crisi e pertanto sarebbe crollato da solo senza bisogno di una rivoluzione.
Prima guerra mondiale e scissione della USPD
Le divergenze tra le diverse correnti del Partito scoppiarono in occasione della mw2wprima guerra mondiale. Il 4 agosto 1914 il parlamento avrebbe votato la concessione dei "crediti di guerra" cioè l'emissione di mw3atitoli di debito pubblico per finanziare le spese militari. Alla riunione del giorno precedente, in cui si doveva decidere la posizione che avrebbero dovuto assumere i deputati del Partito, Kautsky, che non era deputato ma era la voce più autorevole del partito, propose che i socialdemocratici si astenessero. La sua proposta fu però respinta da tutti, essendo il gruppo parlamentare diviso fra chi voleva votare i crediti di guerra, in omaggio alla politica della mw3qmw3gBurgfrieden, e chi opporvisi. Allora Kautsky consigliò di subordinare il voto favorevole in parlamento a delle assicurazioni circa il tipo di guerra che si sarebbe fatta: difensiva e non offensivacite-ref-salvadori1-19-0[19].
Tuttavia il giorno successivo il mw5acancelliere mw5qBethmann Hollweg fece cancellare dalla dichiarazione che sarebbe stata letta in aula il riferimento alla guerra difensiva e perciò il voto socialdemocratico divenne una supina accettazione dell'imperialismo guglielminocite-ref-salvadori1-19-1[19].
Il 2 dicembre 1914 mw6wKarl Liebknecht scelse di votare da solo in tutto il Reichstag contro una nuova mw7atranche di crediti di guerra: questo fatto incrinò l'unità della SPD. Il 19 giugno 1915 anche Kautsky, Bernstein e mw7qHugo Haase pubblicarono un manifesto in cui denunciavano le intenzioni imperialistiche dei capitalisti tedeschi (annessioni territoriali in Belgio, Francia e colonie, riparazioni di guerra)cite-ref-salvadori2-20-0[20]. E nel settembre dello stesso anno l'ala sinistra della SPD partecipò alla mw8gConferenza di Zimmerwald con gli altri partiti socialisti pacifisti.
Intanto, le condizioni di vita della gente peggioravano a causa dello stato di guerra, di conseguenza scoppiavano scioperi e manifestazioni. I socialdemocratici "collaborazionisti" condannavano queste proteste, mentre gli mw9aspartachisti vi partecipavano e venivano anche arrestaticite-ref-salvadori2-20-1[20].
Nel 1917 gli eventi precipitarono quando la SPD arrivò ad espellere alcuni gruppi di sinistra. Alla conferenza di Gotha dell'opposizione del partito, vinsero gli scissionisti e fu costituita la mw-gUSPD. Ne facevano parte Bernstein, mw-wKurt Eisner, Kautsky, Haase, Ledebour, mw-aRudolf Hilferding, mw-qFranz Mehring, Rosa Luxemburg, Karl Liebknecht, mw-gClara Zetkincite-ref-salvadori2-20-2[20].
Nel 1922 l'USPD riconfluì nella SPDcite-ref-21[21].
Dopo la scissione dei comunisti
Dopo la fine della guerra e in seguito alla mwaqorivoluzione russa si ebbe la scissione definitiva e l'ala sinistra si separò, dando vita al mwaqsPartito Comunista Tedesco.
Negli anni di mwaq0Weimar la SPD mantenne posizioni moderate e fu spesso al governo nella mwaq4Coalizione di Weimar. Tuttavia, il Programma di Heidelberg del 1925 rimaneva improntato al marxismo.
Nel 1933 il partito fu sciolto dal mwarepartito nazista dopo che votò contro la promulgazione del mwariDecreto dei pieni poteri.
Dopo la seconda guerra mondiale
Il partito si ricostituì nel 1946. Nel congresso di mwaruBad Godesberg (1959), con il decisivo apporto di Herbert Wehner, abbandonò il mwarcmarxismo, adottando il mwargprogramma di Godesberg, di tipo mwarksocialdemocratico, che rimase in vigore fino al 1989 quando fu sostituito dal programma di Berlino.
Tra 1966 e 1969 partecipò al governo della "mwasegrande coalizione" (mwasiGroße Koalition) con l'mwasmUnione Cristiano Democratica e l'mwasqUnione Cristiano Sociale. Nel 1969 la SPD assunse la guida del governo (con mwasuWilly Brandt e nel 1974 con mwasyHelmut Schmidt), conservata poi, in alleanza con i liberali, fino al 1982, accentuando i propri tratti riformistici. Rimasta all'opposizione per sedici anni, solo nel 1998 riuscì a riprendere la guida del governo, alla testa di una coalizione con i Verdi e presentando come candidato alla cancelleria il moderato mwascGerhard Schröder, fautore di una politica di "nuovo centro" (mwasgNeue Mitte).
Nel 2005, dopo le cocenti sconfitte del partito nelle elezioni regionali, Schröder decide di rompere l'alleanza con i Verdi e chiede al presidente federale di scogliere il mwasoBundestag per indire nuove elezioni, un anno in anticipo rispetto alla scadenza naturale. Le elezioni del 18 settembre dello stesso anno vedono un sostanziale pareggio tra i socialdemocratici e i democristiani e l'impossibilità di formare una coalizione, tra partiti omogenei. L'alleanza rosso/verde (SPD-Verdi) e la coalizione cristiano democratici/liberali, non hanno numeri sufficienti. A ciò si aggiunge che una possibile alleanza tra l'SPD e il nuovo mwassPartito della Sinistra - formato principalmente dai neo-comunisti dell'est, molti ex membri del mwaswSED - è rifiutata categoricamente da Schröder.
Si arriva infine per la seconda volta nella storia tedesca, ad un mwas4governo di "grande coalizione", presieduto dalla candidata mwas8cristiano-democratica mwataAngela Merkel, con un numero di ministri pari tra socialdemocratici e democristiani. Le conseguenze però non sono positive per il partito, che alle elezioni politiche del 2009 ottiene solo il 23.5% dei voti, peggior risultato nel secondo dopoguerra.
Il 19 marzo 2017 mwatiMartin Schulz viene eletto presidente federale del Partito Socialdemocratico di Germania e candidato cancelliere.cite-ref-22[22]
Il 22 aprile 2018 mwat8Andrea Nahles viene eletta presidente del partito.
Il 3 giugno 2019 a seguito della sconfitta alle pesante alle mwaueelezioni europee del 2019, Nahles si dimette a favore di un triumvirato composto da mwauiManuela Schwesig, mwaumMalu Dreyer e Thorsten Schäfer-Gümbel.
Nel settembre 2019 mwauyMalu Dreyer resta come unico Presidente - Commissario fino al nuovo congresso.
Il 6 dicembre 2019 durante il congresso straordinario vengono eletti mwaugNorbert Walter-Borjans e mwaukSaskia Esken quali Presidenti del partito, per la prima volta con la doppia carica e con la parità di genere.
Struttura
Il presidente è supportato da sei vicepresidenti e dall'esecutivo del partito. Dal 2021, i presidenti sono mwauwSaskia Esken e mwau0Lars Klingbeil. La presidente precedente era mwau4Andrea Nahles, che ha annunciato le sue dimissioni il 2 giugno 2019. Poiché la Germania è una repubblica federale, ciascuno dei Länder tedeschi ha il proprio partito SPD a livello statale.
Presidenti
| Presidente | Presidente | Periodo |
|---|---|---|
| 1 | Kurt Schumacher | 1946–1952 |
| 2 | Erich Ollenhauer | 1952–1963 |
| 3 | Willy Brandt | 1964–1987 |
| 4 | Hans-Jochen Vogel | 1987–1991 |
| 5 | Björn Engholm | 1991–1993 |
| 6 | Rudolf Scharping | 1993–1995 |
| 7 | Oskar Lafontaine | 1995–1999 |
| 8 | Gerhard Schröder | 1999–2004 |
| 9 | Franz Müntefering (1º mandato) | 2004–2005 |
| 10 | Matthias Platzeck | 2005–2006 |
| 11 | Kurt Beck | 2006–2008 |
| (9) | Franz Müntefering (2º mandato) | 2008–2009 |
| 12 | Sigmar Gabriel | 2009–2017 |
| 13 | Martin Schulz | 2017–2018 |
| 14 | Andrea Nahles | 2018–2019 |
| 15 | Saskia Esken e Norbert Walter-Borjans | 2019–2021 |
| 16 | Saskia Esken e Lars Klingbeil | dal 2021 |
Segretari generali
| Segretario generale | Segretario generale | Periodo |
|---|---|---|
| 1 | Franz Müntefering | 1999–2002 |
| 2 | Olaf Scholz | 2002–2004 |
| 3 | Klaus Uwe Benneter | 2004–2005 |
| 4 | Hubertus Heil (1º mandato) | 2005–2009 |
| 5 | Andrea Nahles | 2009–2014 |
| 6 | Yasmin Fahimi | 2014–2015 |
| 7 | Katarina Barley | 2015–2017 |
| (4) | Hubertus Heil (2º mandato) | 2017 |
| 8 | Lars Klingbeil | 2017–2021 |
| 9 | Kevin Kühnert | 2021–2024 |
| 10 | Matthias Miersch | dal 2024 |
Presidenti del gruppo SPD al Bundestag
Da agosto a ottobre 2010, il membro senior del Bundestag Joachim Poß è stato presidente ad interim al Bundestag in assenza di mwaxsFrank-Walter Steinmeier, che si stava riprendendo dalla donazione di un rene a sua moglie.
| Presidente al Bundestag | Presidente al Bundestag | Periodo |
|---|---|---|
| 1 | Kurt Schumacher | 1949–1952 |
| 2 | Erich Ollenhauer | 1952–1963 |
| 3 | Fritz Erler | 1964–1967 |
| 4 | Helmut Schmidt | 1967–1969 |
| 5 | Herbert Wehner | 1969–1983 |
| 6 | Hans-Jochen Vogel | 1983–1991 |
| 7 | Hans-Ulrich Klose | 1991–1994 |
| 8 | Rudolf Scharping | 1994–1998 |
| 9 | Peter Struck (1º mandato) | 1998–2002 |
| 10 | Ludwig Stiegler | 2002 |
| 11 | Franz Müntefering | 2002–2005 |
| (9) | Peter Struck (2º mandato) | 2005–2009 |
| 12 | Frank-Walter Steinmeier | 2009–2013 |
| 13 | Thomas Oppermann | 2013–2017 |
| 14 | Andrea Nahles | 2017–2019 |
| 15 | Rolf Mützenich | 2019-2025 |
| 16 | Lars Klingbeil | dal 2025 |
Nelle istituzioni
Germania
Presidenti federali
| Presidente della Germania | Periodo |
|---|---|
| Gustav Heinemann | 1969–1974 |
| Johannes Rau | 1999–2004 |
| Frank-Walter Steinmeier | dal 2017 |
Cancellieri federali
| Cancelliere della Germania | Periodo |
|---|---|
| Willy Brandt | 1969–1974 |
| Helmut Schmidt | 1974–1982 |
| Gerhard Schröder | 1998–2005 |
| Olaf Scholz | 2021–2025 |
Vicecancellieri
| Vicecancelliere della Germania | Periodo |
|---|---|
| Willy Brandt | 1966–1969 |
| Egon Franke | 1982 |
| Franz Müntefering | 2005–2007 |
| Frank-Walter Steinmeier | 2007–2009 |
| Sigmar Gabriel | 2013–2018 |
| Olaf Scholz | 2018–2021 |
Presidenti del Bundestag
| Presidente del Bundestag | Periodo |
|---|---|
| Annemarie Renger | 1972–1976 |
| Wolfgang Thierse | 1998–2005 |
| Bärbel Bas | dal 2021 |
Unione europea
Presidenti del Parlamento europeo
| Presidente del Parlamento europeo | Periodo |
|---|---|
| Martin Schulz | 2012–2014 |
Vicepresidenti del Parlamento europeo
| Vicepresidente del Parlamento europeo | Periodo |
|---|---|
| Dagmar Roth-Behrendt | 2004–2007; 2009–2012 |
| Mechtild Rothe | 2007–2009 |
| Evelyne Gebhardt | 2017–2019 |
| Katarina Barley | 2019–2024 |
Presidenze di turno del Consiglio europeo (1958–2009)
| Capo di governo dello Stato di turno | Periodo |
|---|---|
| Helmut Schmidt | 1° luglio – 31 dicembre 1978 |
| Gerhard Schröder | 1° gennaio – 30 giugno 1999 |
Commissari europei
| Presidenze di turno del Consiglio europeo | Periodo | Incarico / Direzione |
|---|---|---|
| Wilhelm Haferkamp | 1967–1970 1970–1972 1972–1973 1973–1977 1977–1981 1981–1985 | energia (1967–1979) vicepresidente: servizi, mercato interno ed energia (1970–1972) vicepresidente: mercato interno ed energia (1972–1973) vicepresidente: affari economici e finanziari (1973–1977) vicepresidente: relazioni esterne (1977–1985) |
| Monika Wulf-Mathies | 1995–1999 1999 | politica regionale |
| Günter Verheugen | 1999–2004 2004–2010 | allargamento (1999–2004) imprese e industria (2004–2010) |
Risultati elettorali
Dalla fondazione al 1933
Impero tedesco
| Anno | Voti | % | +/- | Seggi | +/- | Status |
|---|---|---|---|---|---|---|
| 1871 [ 24 ] | 124 000 | 3,2 (8.º) | | 2 / 382 | | Opposizione |
| 1874 [ 24 ] | 352 000 | 6,8 (6.º) | 3,4 | 9 / 397 | 7 | Opposizione |
| 1877 [ 25 ] | 493 300 | 9,1 (4.º) | 2,3 | 12 / 397 | 3 | Opposizione |
| 1878 [ 25 ] | 437 100 | 7,6 (5.º) | 1,5 | 9 / 397 | 3 | Opposizione |
| 1881 [ 25 ] | 312 000 | 6,1 (7.º) | 1,5 | 12 / 397 | 3 | Opposizione |
| 1884 [ 25 ] | 550 000 | 9,7 (7.º) | 3,6 | 24 / 397 | 12 | Opposizione |
| 1887 [ 25 ] | 763 100 | 10,1 (5.º) | 0,4 | 11 / 397 | 13 | Opposizione |
| 1890 | 1 427 300 | 19,7 ( 1.º ) | 9,6 | 35 / 397 | 24 | Opposizione |
| 1893 | 1 786 700 | 23,3 ( 1.º ) | 3,6 | 44 / 397 | 9 | Opposizione |
| 1898 | 2 107 100 | 27,2 ( 1.º ) | 3,9 | 56 / 397 | 12 | Opposizione |
| 1903 | 3 010 800 | 31,7 ( 1.º ) | 4,5 | 81 / 397 | 25 | Opposizione |
| 1907 | 3 259 000 | 28,9 ( 1.º ) | 2,8 | 43 / 397 | 38 | Opposizione |
| 1912 | 4 250 400 | 34,8 ( 1.º ) | 5,9 | 110 / 397 | 67 | Opposizione |
Repubblica di Weimar
| Anno | Voti | % | +/- | Seggi | +/- | Status |
|---|---|---|---|---|---|---|
| 1919 | 11 509 048 | 37,9 ( 1.º ) | 3,1 | 165 / 423 | 55 | Governo |
| 1920 | 6 104 398 | 21,7 ( 1.º ) | 16,2 | 102 / 459 | 61 | Governo |
| Maggio 1924 | 6 008 905 | 20,5 ( 1.º ) | 1,2 | 100 / 472 | 2 | Opposizione |
| Dicembre 1924 | 7 881 041 | 26,0 ( 1.º ) | 5,5 | 131 / 493 | 31 | Opposizione |
| 1928 | 9 152 979 | 29,8 ( 1.º ) | 3,8 | 153 / 491 | 22 | Governo |
| 1930 | 8 575 244 | 24,5 ( 1.º ) | 5,3 | 143 / 577 | 10 | Opposizione |
| Luglio 1932 | 7 959 712 | 21,9 (2.º) | 2,9 | 133 / 608 | 10 | Opposizione |
| Novembre 1932 | 7 251 690 | 20,4 (2.º) | 1,2 | 121 / 584 | 12 | Opposizione |
| Marzo 1933 | 7 516 243 | 18,3 (2.º) | 2,1 | 120 / 647 | 1 | Opposizione |
Dal dopoguerra
Elezioni legislative
| Anno | Circoscrizione | Circoscrizione | Circoscrizione | Proporzionale | Proporzionale | Proporzionale | Seggi | +/- | Status |
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| Anno | Voti | % | +/- | Voti | % | +/- | Seggi | +/- | Status |
| 1949 | | | | 6 934 975 | 29,2 ( 1.º ) | | 131 / 402 | | Opposizione |
| 1953 | 8 131 257 | 29,5 (2.º) | | 7 944 943 | 28,8 (2.º) | 0,4 | 162 / 509 | 31 | Opposizione |
| 1957 | 9 651 669 | 32,0 (2.º) | 2,5 | 9 495 571 | 31,8 (2.º) | 3,0 | 181 / 519 | 19 | Opposizione |
| 1961 | 11 672 057 | 36,5 ( 1.º ) | 4,5 | 11 427 355 | 36,2 ( 1.º ) | 4,4 | 203 / 521 | 21 | Opposizione |
| 1965 | 12 998 474 | 40,1 ( 1.º ) | 3,6 | 12 813 186 | 39,3 ( 1.º ) | 3,1 | 217 / 518 | 14 | Opposizione [ 26 ] Governo [ 27 ] |
| 1969 | 14 402 374 | 44,0 ( 1.º ) | 3,9 | 14 065 716 | 42,7 ( 1.º ) | 3,4 | 237 / 518 | 20 | Governo |
| 1972 | 18 228 239 | 48,9 ( 1.º ) | 4,9 | 17 175 169 | 45,8 ( 1.º ) | 3,1 | 242 / 518 | 5 | Governo |
| 1976 | 16 471 321 | 43,7 ( 1.º ) | 5,2 | 16 099 019 | 42,6 ( 1.º ) | 3,2 | 224 / 518 | 18 | Governo |
| 1980 | 16 808 861 | 44,5 ( 1.º ) | 0,8 | 16 260 677 | 42,9 ( 1.º ) | 0,3 | 228 / 519 | 4 | Governo |
| 1983 | 15 686 033 | 40,4 (2.º) | 4,1 | 14 865 807 | 38,2 ( 1.º ) | 4,7 | 202 / 520 | 26 | Opposizione |
| 1987 | 14 787 953 | 39,2 ( 1.º ) | 1,2 | 14 025 763 | 37,0 ( 1.º ) | 1,2 | 193 / 519 | 9 | Opposizione |
| 1990 | 16 279 980 | 35,2 (2.º) | 4,0 | 15 545 366 | 33,5 (2.º) | 3,5 | 239 / 662 | 46 | Opposizione |
| 1994 | 17 966 813 | 38,3 ( 1.º ) | 3,1 | 17 140 354 | 36,4 ( 1.º ) | 2,9 | 252 / 672 | 13 | Opposizione |
| 1998 | 21 535 893 | 43,8 ( 1.º ) | 5,5 | 20 181 269 | 40,9 ( 1.º ) | 4,5 | 298 / 669 | 46 | Governo |
| 2002 | 20 059 967 | 41,9 ( 1.º ) | 1,9 | 18 488 668 | 38,5 ( 1.º ) | 2,4 | 251 / 603 | 47 | Governo |
| 2005 | 18 129 100 | 38,4 ( 1.º ) | 3,5 | 16 194 665 | 34,2 ( 1.º ) | 4,3 | 222 / 614 | 29 | Governo |
| 2009 | 12 079 758 | 27,9 (2.º) | 10,5 | 9 990 488 | 23,0 (2.º) | 11,2 | 146 / 622 | 76 | Opposizione |
| 2013 | 12 843 458 | 29,4 (2.º) | 1,5 | 11 252 215 | 25,7 (2.º) | 2,7 | 193 / 631 | 47 | Governo |
| 2017 | 11 426 613 | 24,6 (2.º) | 4,8 | 9 538 367 | 20,5 (2.º) | 5,2 | 153 / 709 | 40 | Governo |
| 2021 | 12 228 363 | 26,4 ( 1.º ) | 1,8 | 11 949 756 | 25,7 ( 1.º ) | 5,2 | 206 / 735 | 53 | Governo |
| 2025 | 9 934 614 | 20,1 (3.º) | 6,33 | 8 148 284 | 16,4 (3.º) | 9,3 | 120 / 630 | 86 | Governo |
Elezioni europee
| Anno | Voti | % | +/- | Seggi | +/- |
|---|---|---|---|---|---|
| 1979 | 11 370 035 | 40,8 ( 1.º ) | | 35 / 81 | |
| 1984 | 9 296 417 | 37,4 (2.º) | 3,4 | 33 / 81 | 2 |
| 1989 | 10 525 728 | 37,3 ( 1.º ) | 0,1 | 31 / 81 | 2 |
| 1994 | 11 389 697 | 32,2 ( 1.º ) | 5,1 | 40 / 99 | 9 |
| 1999 | 8 307 085 | 30,7 (2.º) | 1,5 | 33 / 99 | 7 |
| 2004 | 5 549 243 | 21,5 (2.º) | 9,2 | 23 / 99 | 10 |
| 2009 | 5 472 566 | 20,8 (2.º) | 0,7 | 23 / 99 | |
| 2014 | 8 003 628 | 27,3 (2.º) | 6,5 | 27 / 96 | 4 |
| 2019 | 5 914 953 | 15,8 (3.º) | 11,5 | 16 / 96 | 10 |
| 2024 | 5 548 528 | 13,9 (3.º) | 1,9 | 14 / 96 | 2 |
Note
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cite-note-op1-249. Partecipa come mwbngPartito Socialdemocratico dei Lavoratori (mwbnkSozialdemokratische Arbeiterpartei Deutschlands, SAD)
cite-note-op2-2510. Partecipa come mwbouPartito Socialista dei Lavoratori (mwboySozialistische Arbeiterpartei Deutschlands, SDAP)
cite-note-2611. mwbooErhard II (1965-1966)
cite-note-2712. mwbo4Kiesinger (1966-1969)
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Collegamenti esterni
• (DE) Sito ufficiale, su spd.de.
• SPD (canale), su YouTube.
• citerefdizionario-di-storiaPartito socialdemocratico tedesco, in Dizionario di storia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2010.
• citerefbritannica-com(EN) David P. Conradt, Social Democratic Party of Germany, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
• citerefopen-library(EN) Opere di Partito Socialdemocratico di Germania, su Open Library, Internet Archive.
• citerefopen-library(EN) Opere riguardanti Partito Socialdemocratico di Germania, su Open Library, Internet Archive.